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RIEVOCARE

chiamare, ridare voce ai ricordi 

"E' il momento dedicato al ritrovamento sensoriale delle esperienze, che si credevano scomparse e che vengono disseppellite. Si rievocano quindi oggetti, luoghi, scene, percezioni, figure, ecc. mediante trascrizioni sollecitate" 

Duccio Demetrio 

LA PRIMA VOLTA CHE:

Avete pensato qualcosa di importante

Quando ho incontrato mio marito per la prima volta mi sono rimasti impressi i suoi occhi, allora ho deciso di andare a casa sua e di invitarlo a mangiare una pasta da me. 

Emma, 65 


Ho deciso di smettere con gli oppiacei perché ho saputo che sarei diventato papà. 

Carlo, 51 


Avete scoperto l'ingiustizia 

La differenza di mia madre con mio fratello, la sentivo così forte che mi veniva da piangere. Andavo nel prato, mi sdraiavo e guardavo le stelle chiedendomi perché. Io ero coccolata dal papà. 


Emma, 65 

Non sapere dove cazzo ero, per me è l'ingiustizia divina (morte genitori). Quando il prete mi ha detto che la mamma era morta perché Dio aveva bisogno di lei ho tirato giù le madonne, come se io e mio fratello non ne avessimo avuto bisogno. 


Carlo, 51 

La scoprivi da bambino l'ingiustizia, nei sogni, nei desideri. Più che ingiustizia la chiamerei invidia, sei pieno di sogni e desidereresti qualcosa di più. 

Matia, 34 


Un momento che ricordo con molta rabbia è quello della vendemmia, in cui noi bambini dovevano raccogliere i chicchi di uva che cadevano, essendo molto preziosi anche quelli. 

Maria Angela, 64 


Vincent van Gogh, Sulla soglia dell'eternità
Vincent van Gogh, Sulla soglia dell'eternità

Persone importanti 

Una persona per me importante è stata ed è ancora mio marito, perché mi ha fatto parecchie volte felice, mi ha controllata sul mio vizio di bere, lo sta ancora facendo e smettendo potrei veramente far felice anche lui. 

Emma, 65 


Una persona importante è stata il mio migliore amico. Abbiamo fatto dall'asilo alle medie assieme e dopo mi è sempre stato vicino, anche incazzandosi con me quando sbagliavo. Purtroppo è morto in un incidente nell'estate dei mie 18 anni e penso che in quel momento la mia vita abbia avuto un gran cambiamento. 

Alessandra, 35 


Papà e mamma: mi hanno insegnato l'importanza di capire gli altri e di essere paziente mettendosi anche in discussione e prendendo in considerazione il  pensiero degli altri. A credere in me stessa e a superare le difficoltà. Hanno giocato un ruolo importante nella mia crescita perché sono riusciti a non farmi pesare la mia diversità e a farmi sentire sempre all'altezza.

Amanda, 23 


Delle persone per me significative sono state i miei genitori, mi hanno insegnato i valori che mi porto dietro del rispetto, dell'impegno, dell'onestà, dell'essere rispettosi nei confronti degli altri, di fare sempre il proprio dovere, di comportarsi bene. 

Mara, 24 


I miei genitori perché grazie a loro ho imparato i veri valori della vita. Mia nonna Anita che mi ha insegnato l'educazione e il rispetto. Un mio amico che mi ha aiutata a vincere la timidezza, che mi avrebbe fatto perdere molte occasioni della vita. 

Ilaria, 24 


Me nona "Da picola, en la so gàida, lì vizina al fogolar dale so man rovinade me lassavo carezar. Ma 'l pu bel de tut, l'era la sera, quando la me contava le storie dela guera. La ricordava en vecio amor che quela gran tragedia, la gh'a robà dal cor. L'era ancora na putela l'era, alora, propri en bel fior. Sula facia, ancora bela, ven gio goce de dolor, e le sluse, come perle, al ciaror dela candela. Mi, la pu picola dei boci, me endromenzavo sui so dinoci, alor pian la me portava en te 'l let pien de sfoiazi: la me strucava fissa, en te i so brazi. I profumava de lissiva quei linzoi, bei tempi, alor, meio de ancoi. Nona, vedo ancor la to facia bela, 'n te 'l ricordo che no se scancela. 

Lina Faes, 81

Pablo Picasso, Maternità
Pablo Picasso, Maternità

Avete fatto qualcosa degno di nota per voi o per gli altri 

Mi sono presa la responsabilità di tenere a casa la mamma con l'Alzheimer e l'ho seguita finché mi è morta tra le braccia.

Emma, 65 


Mi sono preso cura di mio fratello più piccolo, è stato importante visto che ora sta vivendo bene. E' stato gratificante dargli un'impostazione, ho avuto la soddisfazione di non averlo tirato nella merda dove stavo io. 


Carlo, 51 

In terza all'istituto d'arte avevo la maggior parte delle materie insufficienti, più che altro per le assenze, sulla strada per andare a scuola passavo davanti a parecchi bar e per me era difficile. Mia mamma ha detto che se fossi riuscita a raggiungere la media del 7 in un trimestre sarei potuta andare a Londra e ce l'ho fatta. 

Alessandra, 35  


Avete provato dolore 

Nel momento della morte di mio papà non ho provato più di tanto dolore, avevo 3 anni ed ero piccolo, ho sofferto più che altro dopo, quando vedevo che i miei compagni erano accompagnati dai loro papà. Ho sofferto molto per la morte di mia madre. Ho cominciato a farmi delle domande, purtroppo senza risposta. Mio fratello di notte si svegliava e mi chiedeva perché la mamma era morta, cosa potevo rispondergli? Passa qualche mese e ti rendi conto che non tornerà dall'ospedale. 

Carlo, 51 


La separazione dei miei. Inizialmente con mia mamma siamo andate a dormire dai nonni, ero contenta di campeggiare da loro. Poi quando siamo tornate a casa ho realizzato che il papà non c'era, ho capito e ci sono rimasta male. 

Alessandra, 35 


l suicidio di mio padre. Non riuscivo a spiegarmelo, c'è stata la distruzione dopo quello. 

Matia, 34 


In quinta elementare quando mia mamma non stava bene, la preoccupazione per il fatto che avesse un tumore e averlo scoperto perché sentito dire dal papà. 

Amanda, 23 


In seconda media dovevamo partire per una gita e stavamo litigando per i posti, una mia compagna non voleva stare in camera con me e mi ha detto: "Tu sei una sfigata, non ti vuole nessuno". E' stato orrendo, mi sono sentita male e sono stata male per molto tempo per questa cosa, credendo di essere sbagliata io, anche perché tutta la classe non mi dava sostegno. 

Mara, 24 


Il ricordo che più mi è rimasto impresso è il non aver mai potuto vivere la mia adolescenza in maniera normale visto che a 14 anni ero già orfano di entrambi i genitori, con un fratello più piccolo. 

Carlo, 51 


Ricordo di essere stata terrorizzata dalla guerra, avevo paura e facevo fatica a concentrarmi. Il mio primo anno di scuola è stato nel '45, c'era una situazione terribile. Ricordo l'occasione in cui, in un prato, alla visione degli aerei che volavano nel cielo, dissi a mia madre di metterci sotto ad un albero di noce che sporgeva per ripararci. 

Lina 81


L'era temp de guera "Prim an de scola nei òci stremide e paure nel còr i colpi dela contraerea. Mi matelota do treciote bionde la borsa de scola de carton, con poche robe ma de imparar tanta atenzion. Na maestra severa forsi malada dopo aver alzà la voze, ghe scampava de spes qualche legnada. I primi ani de matelota robadi dala guera, en bocon en pressa o quel che ghèra. Per correr nei rifugi la not lo scuramento, na gran paura dal bombardamento. Gent che piangeva, che pregava a mani giunte angosciada de aver notizie dal fronte, sfoladi scampadi da le zità, soldati e cavai por agent da pertut. Divideven con lori el let e el pan perché la guera gaveva tolt tut." 

Lina Faes, 81 

Giuseppe Amisani, La famiglia del contadino
Giuseppe Amisani, La famiglia del contadino

Vi siete sentiti felici 

Dopo molta fatica mentale e fisica sono arrivata dopo sei anni a rimanere incinta di mio figlio. Avevo molta paura di prendere l'esito dell'esame che ho aspettato mio marito in macchina e quando ho letto il risultato positivo non riuscivo a crederci, ho buttato le sigarette dal finestrino e non ho più fumato per dieci mesi. La felicità era tanta. 

Emma, 65 


Quando i miei genitori mi hanno detto che aspettavo un fratellino, ancora più contenta quando ho scoperto che si trattava di un maschio. Ilaria, 24 Lo zio era partito per la guerra. Ho impressa l'immagine del suo ritorno. Io, in piazza, mano nella mano della nonna, e questo uomo arrivare con i pantaloncini corti azzurri. Un'emozione fortissima. Silvana, 78 Il momento della mia vita in cui più mi sono divertita è stato a 16 anni, il periodo in cui ho lavorato al Castello di Terlago, si facevano molti dispetti alla padrona. D'estate preparavamo da mangiare e di inverno facevamo i mestieri. 

Eugenia, 79

La me bambola "Me mama ma fat na bambola bela fata de peza en toc de flanela, i cavei biondi fati de lana le drece ligade con en piz de sotana. La vesta rossa tutta a quadret el corpet bianc en el grombialet, i oci celesti la bocca rossa tut ricamà con la seda grossa. Le scarpe de peza e de carton la me piaseva propri dal bon, gaverò avù cinque sei ani e mi ricordo el fiocava da mat ma S. Luzia el me l'ha messa nel piat ma mi coriosa pian pian bel bel ho volù vederghe el cervel Fòr segadura come niente el fus alor empressa ho così el bus, e desigual l'ho fata guarir da tut el so mal. E' passà i ani me vedo ancor con la me bambola strucada sul cor, e pagherìa en capital pur de trovarmela sul davanzal. El l'ha fata me mama con pazienza e amor, è restà en bel ricordo che porto nel cor." 

Lina Faes, 81 

Ricordo con felicità quando la mamma faceva torte e biscotti, ricordo il profumo che emanava. La metteva in dispensa, e il giorno di festa sulla banchetta si trovava una bella fetta a testa. 

Lina, 81 

Ricordo la fine della guerra, ho visto passare una macchina dalla finestra e uscire un uomo con un foulard rosso che ha gridato: "Signore, la guerra è finita". Non ci si credeva, ma poi suonarono anche le campane. 2 maggio. 

Diomira, 81 

La prima domenica di settembre si scartocciavano le pannocchie, era un bel momento, ci si ritrovava nelle cantine. I bambini si buttavano su questi "sfoiazzi", che poi venivano utilizzati per fare i materassi dei bambini. 

Diomira, 81