RACCONTI CONDIVISI

1943-2019

1943 

Nel '43 a Terlago c'era un presidio militare, io avevo diciassette anni e a quell'età si andava a fare trincee a Lardaro o si restava in zona a fare rifugi antiaerei. Io scelsi la seconda opzione e costruii questi rifugi a Terlago, Avio e Borghetto. Ad Avio bombardavano tutti i giorni, il nostro lavoro era quello di trovare le bombe inesplose e scaricarle dal tritolo. 

Luigi, 93 


43-45 

Ricordo che quando ero piccola, nel piano sopra a casa, ospitavano i tedeschi. Il giorno di Natale ho impressa l'immagine di un soldato, Gustav, che con la fisarmonica suonava musiche di natale, e che ci hanno fatto trovare un albero addobbato con bocce ottenute con delle noci ricoperte di carta stagnola. Nonostante vicino ci fosse una cantina non hanno mai toccato uva o vino, mai rubato. 

Diomira, 81


1945

La mamma, una volta sposata, si era spostata nella famiglia del papà. Il papà è partito per la guerra quando avevo otto mesi, ed è tornato quando ne avevo tre anni e mezzo. Con mia madre siamo andate a Trento per vedere se mio padre sarebbe tornato. Ricordo ancora quando un amico ci disse: "Vara che gh'è el Fausto". Era sul bus de vela sulla via del ritorno. Ricordo le lacrime nel vederlo arrivare, quella notte ho dormito con la nonna per lasciarlo solo con la mamma. Per me era un estraneo inizialmente, prima di pranzo ricordo di essersi avvicinata e avergli detto: "La m'ha dit me mama se te vegni". 

Eugenia, 79 


Mio papà faceva il contadino. Io sono la più vecchia dei cinque figli, quindi a nove anni già dovevo occuparmi della casa, di cucinare, di lavare alla roggia. A volte i nonni e il papà mi aiutavano, ma per la maggior parte del tempo dovevo arrangiarmi. Il cibo c'era, avevamo grano, conigli, galline, maiali; il problema erano i vestiti. Ricordo quando al secondo aborto di mia madre volevo andare a trovarla, ma non avendo la giacca usai quella della comunione di mio fratello. Avevo paura che si infuriasse, ma appena arrivai ed mi vide scoppiò a piangere. 

Carla, 84


1946

Ho vissuto con i nonni e la mamma perché il papà era morto prima che nascessi. Mi piaceva andare con il carro insieme al nonno che mi portava con sé. Un giorno, a tre/quattro anni, ero stata lasciata a casa con la nonna e ho deciso di seguirli e andare da sola, ma ho sbagliato strada e mi sono persa. Quando la nonna ha visto arrivare il nonno e la mamma senza di me hanno cominciato a preoccuparsi, e mi hanno ritrovata seduta vicino al Palazzo delle cento finestre con il mio cane. Ho ancora impressa quella immagine e il cane Alpi fedele vicino a me. 

Silvana, 78 


1952

Lavoravo per un contadino di Fraveggio, non mi pagava e allora la domenica andavo a chiedere paga, me le sentivo dal contadino perché la chiedevo e me le sentivo a casa perché arrivavo senza soldi. Poi abbiamo cominciato a fare la strada per andare a Ranzo. La chiamavano la galleria, ci hanno lavorato molte persone dal '35 al '52. Si lavorava senza imbragatura, ci si legava solo con una corda, era molto pericoloso, sono morti alcuni operai in quei tempi. Per rompere la roccia sparavano delle mitragliate. Un giorno non c'era il macchinista, e visto che non serviva la patente, l'assistente chiese a me di farlo. Bisognava entrare anche di due km nella galleria. 

Giuseppe, 91


1958 

Nel '58 mi sono sposato, mia moglie veniva da Padova e la avevo ospitata perché a Terlago faceva un corso di taglio e cucito. Ricordo quando prima di salutarla per andare a dormire per la prima volta le diedi un bacio sulla guancia. Poco dopo ci siamo sposati e abbiamo avuto cinque figli. 

Luigi, 93


 1959 

A tre anni sono rimasta orfana, con tre fratelli. I nonni avrebbero voluto adottarmi ma gli zii non erano d'accordo, seppur tuttora io sia in buoni rapporti con loro. Sono cresciuta in un collegio a Grosseto fino ai diciotto anni, è stata un'esperienza meravigliosa. A ventuno anni sono diventata suora missionaria e sono andata in Somalia. Arrivata li però ho deciso di diventare volontaria. Dopo otto anni lì ho incontrato mio marito, anche lui di Padergnone e volontario in Kenya. Appena arrivata là mi avevano detto di non fidarmi di quello che dicevano detto gli arabi, un mese dopo i bambini dormivano sulle scale della mia casa per proteggermi. 

Agnese, 82 


1960 

A quindici anni ho chiesto al casaro del paese di insegnarmi il mestiere, così cominciai. Ricordo che tutte le mattine alle 5.30 mi svegliavo di corsa, perché quel lavoro era una mia grande passione. Visto che ero molto bravo il vicepresidente del caser mi assunse, prima nelle malghe, poi riuscii a tenere aperto il caseificio in paese. 

Giuseppe, 75 


1960 in poi 

Ricordo il momento in cui ci si ritrovava in cucina della nonna con tutti i parenti e insieme si sfogliava il grano turco. Per gli uomini si preparava il vin brûlé e per le donne il the caldo. Quando si dava fuoco al vino cresceva una bellissima fiammata. Nel forno c'era una padella di ferro con le mele cotte. 

Maria Angela, 64 


67-72 

C'era un bar, Palloncino rosso, che veniva chiamato "bar mudanda", si andava lì a ballare. Altrimenti d'estate si ballava nei prati e di inverno nelle cantine di chi aveva dei gira dischi. 

Maria Cristina, 69

1969 in poi

Ricordo quando durante le vacanze di Natale si faceva una pausa dal coro, mi sembrava di stare male. Nonostante le giornate di lavoro fossero pesanti, dopo una doccia ero riposato se sapevo di andare a prove di canto, e mi fermavo anche dopo a cantare.

Giuseppe, 75 


78-80 

Ricordo il momento della trebbiatura. Mio papà era in società con un altro uomo, e al tempo solo loro avevano il macchinario per la trebbiatura. Per una ventina di giorni all'anno stavano in un campo con questo grande macchinario e ricordo che tutto il paese veniva a portare il frumento. Io aiutavo il socio di mio papà a legare la paglia che veniva scartata con dei fili di ferro. Ho ancora in mente l'immagine di questo uomo con la sigaretta in bocca, la nuvola di fumo che si produceva e la gente che arrivava. 

Giancarlo, 53


1982 in poi

Dopo la morte di mio marito mi sono sentita come una vite senza il bastone su cui poggia. Avevo trattori e attrezzatura nuova, campi e bestie a cui badare, due figli in casa. Ricordo che da sola con la falce andavo a tagliare l'erba per cibare i conigli e di aver fatto tagliare le piante dal mio bosco, poi aver trascinato i rami in spalla, averli tagliati e accatastati. Era duro ma è stato anche un modo per distrarmi. 

Valeria, 92  


1998 

In paese serviva un coro parrocchiale, il don mi ha chiesto di creare un coro perché non c'era nessuno che cantasse ai funerali. Così decisi di crearlo, non tanto perché me lo aveva chiesto il parroco ma perché i famigliari delle persone che morivano volevano che ci fosse qualcuno a cantare anche per i loro di cari. 

Lucia, 80 


2004 

Ricordo il dicembre 2003, quando decisi chiedere di una sorellina sulla letterina di Babbo Natale. E quasi per magia, nove mesi dopo, ricordo la nascita di quella creaturina che è entrata a far parte della mia vita. 

Benedetta, 22 


2019 

Quando facciamo le "mani in pasta", la colletta alimentare della valle, non è presente solo l'associazione NOI Valle dei Laghi ma anche l'Oasi, la Caritas, Casa di Giano. Siamo tutti insieme e tutti insieme facciamo la stessa cosa bella e utile, ci si dà una mano per dare una mano, è una bella esperienza in cui ci si sente uniti.

Mara, 24 

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